RESET

RESETOra mi trovo su un aereo, con un bagaglio bello pieno ed un biglietto di sola andata in mano. È una sensazione strana da descrivere. Nonostante il tutto sia stato ben pensato e vagliato per mesi, il risultato è stato un alto numero di notti insonni e poche certezze.

La destinazione è Stati Uniti d’America, il motivo è lavoro, la durata di almeno un anno. Andrò in Indiana, un posto dove il clima è perfino peggiore dell’angolino di nord Italia dove sono cresciuto, ma vedrò di adattarmi.

Andrò a lavorare per una università sperduta nelle “vicinanze” di Chicago. Sta di fatto che, nonostante sia immersa praticamente nel nulla, se si contano anche i terreni agricoli che possiede occupa una superficie maggiore della città che ospita l’Università degli Studi dell’Insubria, dove ho seguito i miei corsi di laurea e dottorato. Volendo invece considerare solo il campus, è comunque grande quasi il doppio del paese dove sono cresciuto.

Andrò a fare un postdoc. Scherzando, ma forse neanche troppo, lo si può definire “un modo accademicamente corretto per dire stagista“. Sostanzialmente è il lavoro che prepara un neo dottore (nel senso di colui che ha da poco ottenuto un dottorato di ricerca) al lavoro del ricercatore o del professore universitario. Però, a differenza di uno stagista italiano, lo stipendio è buono e le porte che si aprono dovrebbero essere tante.

La decisione l’ho presa quando, all’incirca un anno fa, mi sono accorto che i motivi per partire superavano quelli per restare. Sono diventato intollerante a troppe cose: i telegiornali che danno principalmente notizie per distrarre dai reali problemi; una politica sempre più distante dai bisogni comuni; una burocrazia decisamente troppo complicata unita ad un’organizzazione a dir poco borbonica ed una difficoltà nel trovare sbocchi appetibili in questo Paese.

Mentre, accettando questa sfida, dovrei riuscire a crearmi più facilmente una vita mia. Un po’ perché non ci sarebbero più scuse per non farlo, un po’ perché effettivamente le possibilità sono migliori. Ma di questo parlerò più avanti, quando avrò dei fatti a supporto oltre alle teorie ed alle speranze con cui parto.

Quello che spero di trovare da quest’avventura oltreoceano sono una serie di stimoli nuovi: l’incontro con altre culture, un nuovo stile di vita, sfide giornaliere per affrontare la quotidianità che riescano a tenere attiva la mia mente. E poi chissà, magari potrei trovare anche dei buoni motivi per tornare. A mio parere, viaggi come questo servono per aprire gli occhi, allontanarsi da tutto quello che non riusciamo più a sopportare per riuscire meglio a capire se era un prezzo che valeva tutto quello che invece ci viene a mancare.

Sono comunque già cosciente che mi mancheranno molte cose della cara Italia, principalmente le persone che mi sono state tanto vicine. Ma sono confidente che con i vari mezzi tecnologici si possa rimanere adeguatamente in contatto e sentirsi meno distanti.

Non so come andrà a finire, ovviamente spero per il meglio. So solo che è cambiato il mio atteggiamento: non più un futuro nero, ma un foglio bianco che solo io ho il diritto di colorare. E solo il cielo sa quanto voglio che siano brillanti i colori che userò.

Quindi, RESET! Da domani inizia una nuova vita. Fatemi gli auguri.

6 pensieri su “RESET

  1. Complimenti ed in bocca al lupo.
    Spero proprio che tu riesca a raggiungere il Massimo delle tue aspettative e, perché no, anche a superarle.
    Grigno

  2. Caro Lorenzo…..sono Paolo Maggi….ho parlato con tuo padre e so che ti trovi bene li in iNDIANA (clima a parte)….Ti abbraccio!
    …Anche Lorenzo (mio figlio) se ne andrà dall’Italia destinazione Avignone o Sophia Antipolis…..vedrà tra pochi mesi il da farsi….Ciao Lorenzo! a presto!

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