Route 66

L'emblema "Historic Route 66" come si può trovare in alcuni tratti di strada

L’emblema “Historic Route 66” come si può trovare in alcuni tratti di strada

Premetto, la Route 66 è una vacanza particolare da fare. Bisogna essere predisposti allo stile o può diventare un incubo. A me è piaciuta, ma va comunque studiata e capita.

Io per prepararmi ho letto il libro Route 66 Adventure Handbook, di Drew Knowles, e devo dire che mi ha aiutato molto ad entrare nello spirito. Ma mi rendo conto che non è una cosa che possa valere per tutti.

Un po’ di storia

Il vecchio tracciato della Route (a destra) affiancata alla nuova highway (sinistra)

Il vecchio tracciato della Route (a destra) affiancata alla nuova highway (sinistra)

Per capire cosa si può vedere oggi, è necessario conoscere un po’ di quello che è stato nel passato.

Il sistema delle Route americane nasce agli inizi del 1900, quando la diffusione delle prime automobili rese necessario organizzare una rete stradale. All’epoca ogni stato o contea era libero di numerare le proprie strade a piacere, creando confusione sui viaggi lunghi. L’obiettivo delle Route era quindi di creare un sistema di numerazione unico che rendesse più facile seguire le strade tra uno stato e l’altro. Ma un po’ come il sistema delle strade europee, questo si appoggiò ad una rete stradale già esistente al posto di crearne una nuova. Ovviamente la rete stradale disponibile ad inizio ‘900 era ben scarna rispetto agli standard moderni. Il risultato è che queste Route si trovavano spesso a passare per tratti sterrati, girare attorno a colline o attraversare centri abitati facendo svariate curve a gomito.

Nel tempo questa rete è stata ovviamente aggiornata, smussando curve, creando tangenziali o allargando le strade. Fino al raggiungimento degli anni ’60, quando il nuovo sistema delle Highway (molto più simili alle nostre autostrade) iniziò a prender piede ed il vecchio sistema delle Route andò pian piano dismesso o convertito.

È molto facile vedere carcasse d'auto lungo la Route, alcune proprio dimenticate, altre lasciate per decorare

È molto facile vedere carcasse d’auto lungo la Route, alcune proprio dimenticate, altre lasciate per decorare

Dopo un lungo declino, la Route 66 venne formalmente dismessa nel 1985. Ma riuscì a rivivere una seconda giovinezza verso la fine degli anni ’80, quando alcune canzoni famose ne parlarono; una serie televisiva prese il suo nome e dei personaggi pubblici la iniziarono a scegliere come meta turistica. Non c’è un reale motivo per tutto questo; non era nemmeno considerata una delle strade principali visto che non attraversava l’America da costa a costa, anche se comunque ne attraversava una gran parte in diagonale. Sta di fatto che questo successo ha creato svariate associazioni storico culturali a sua salvaguardia, ed ora viene marcata in numerosi stati come “Historic Route 66”.

Al giorno d’oggi

Uno dei tanti edifici abbandonati che si possono vedere sulla Route

Uno dei tanti edifici abbandonati che si possono vedere sulla Route

Al giorno d’oggi la Route si presenta in maniera molto particolare: a mio parere è un grande esempio di maestosa decadenza. Per la maggior parte della sua lunghezza non ci sono grandi attrazioni turistiche, e per lunghissimi tratti si è praticamente spersi nel nulla. Ma essendo nata in un’epoca in cui le auto andavano decisamente più lente, si può vedere come in ogni paesino attraversato fosse fiorita un’ampia serie di servizi per i viaggiatori: motel, ristoranti e negozietti, tutti a mostrare orgogliosamente l’emblema della Route o comunque a presentarsi con cartelli o decorazioni molto appariscenti. La maggior parte di questi sono ormai chiusi o convertiti a piccoli musei. Capita addirittura di attraversare paesi quasi completamente disabitati.

Mere indicazioni geografiche

Non mi dilungherò molto sul tracciato, visto che già tantissimi di siti ne parlano. Mi limiterò a dire che parte da Chicago (Illinois) ed arriva a Santa Monica (California), attraversando quasi tutto l’Illinois ed il Missouri, toccando solo per una manciata di chilometri il Kansas, tagliando una buona parte di Oklahoma ed il lato più stretto del Texas, percorrendo per l’intera larghezza il New Mexico e l’Arizona, per finire sulla costa dell’oceano Pacifico in California.

È difficile dare una lunghezza esatta, perché il percorso della Route è stato aggiornato nel corso degli anni, ma si può approssimare in 3940 km. Per rendere l’idea, questa è grosso modo la distanza in linea d’aria tra Lisbona e Mosca.

Qualche dettaglio extra

Una simpatica officina aperta al pubblico

Una simpatica officina aperta al pubblico

Mi sento di dire che una vacanza di questo tipo deve essere fatta anche molto di persone. Sulla Route è infatti possibile trovare ancora persone che ricordano gli ultimi tempi della sua gloria: gestori di bar, ristoranti o motel che conservano la passione di un tempo. Purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscerne parecchie, ma ce ne sono alcune che mi sento di dover citare.

Ad esempio l’anziana signora che gestisce il Munger Moss Motel, che abbiamo tirato giù dal letto quando siamo arrivati verso le 10 di sera e ci ha dato le chiavi della camera con uno sguardo arcigno, ma che la mattina dopo si è prodigata in sorrisi e consigli per il viaggio. Ci ha inoltre insegnato che per pronunciare correttamente Kansas la prima “a” deve suonare come una “e” talmente aperta da fare invidia ad un barese. Il suo motel sembra arrivato direttamente dagli anni ’60: ricordo le porcellane rosa in bagno e la porta dalla chiusura molto difettosa.

Elmer's bottle tree ranch. Il giardino delle bottiglie

Elmer’s bottle tree ranch. Il giardino delle bottiglie

Il signore con una strana officina ad Arcadia (Oklahoma), che ha adibito il suo giardino ad una sorta di museo ed accoglie i turisti con grandi sorrisi. Per hobby restaura automobili. Ricordo che vedendo un vecchissimo furgoncino mezzo smontato gli ho domandato: “Funziona?” e lui mi ha risposto tutto solare: “Funzionerà!”.

Infine voglio citare il bosco di bottiglie, dove Elmer racconta di aver la passione di creare strutture di metallo sulle quali appende delle bottigliette in vetro. Tutto quel vetro colorato crea strani effetti di luce difficili da descrivere. Si trova in una zona desertica ad Oro Grande (California) ed è impossibile da non notare se si percorre la vecchia strada.

Consigli per gli avventurosi

Cartina e guida turistica, pronti per il viaggio

Cartina e guida turistica, pronti per il viaggio

A mio parere, quindi, la Route 66 è una vacanza da vivere all’avventura ed allo sbaraglio. Se si cercano segni di un passato glorioso, o si vuole fare un breve tuffo in un recente passato americano, allora è la destinazione giusta. Purtroppo visto il “poco” tempo a disposizione (10 giorni) siamo stati spesso costretti a correre sulle Highway al posto di battere con calma i vecchi tracciati. Ovviamente una visita dettagliata di tutta la Route richiederebbe un tempo che va ben oltre quello solitamente disponibile per una vacanza. L’autore del libro che ho consigliato in apertura ha fatto un viaggio di un anno! Vista la mia esperienza, volendola fare per tutta la sua lunghezza e tenendosi la possibilità di vivere un po’ le varie tappe, consiglio di dedicarci almeno un paio di settimane.

Una strada in mezzo al nulla, si faranno parecchi chilometri su strade come questa

Una strada in mezzo al nulla, si faranno parecchi chilometri su strade come questa

Passando a consigli un po’ più pratici, la prima cosa da ricordare è che si guiderà tanto, quindi è meglio avere una macchina comoda a disposizione. Poi bisogna ricordare che si attraverseranno posti molto deserti, dove i cellulari spesso e volentieri non prenderanno. Quindi è meglio non fare troppo affidamento su Internet: un buon navigatore offline vecchio stile aiuta parecchio ed è più affidabile dei telefonini. Un altro consiglio molto utile è quello di fare spesso e volentieri benzina: in alcune zone c’è da stare attenti quando il carburante disponibile scende sotto la metà.

Alberghi e motel sono più costosi di quello che immaginavamo. I prezzi di una stanza per quattro si aggiravano tra i 100 ed i 200$ a notte. Non abbiamo mai prenotato e questo ci ha dato una grossa libertà di movimento. Abbiamo fatto fatica a trovare dove dormire solo una notte, quella durante la deviazione verso il Grand Canyon. Ovviamente prenotando si può avere una maggiore sicurezza ed immagino che si riesca anche a risparmiare parecchio, ma sinceramente credo che non valga la perdita di flessibilità. C’è inoltre da aggiungere che trovare alberghi liberi nelle grandi città è più difficile, soprattutto se si vuole trovarli ad un prezzo ragionevole e durante i fine settimana. Noi ci eravamo organizzati facendo veloci ricerche su internet verso pranzo e seguendo con veloci telefonate per potere arrivare la sera a colpo sicuro.

La cosa interessante è che si può decidere di fare una vacanza all’insegna dell’economia o vivendola un po’ più costosa: molte delle attrazioni turistiche sono a pagamento, magari il biglietto non è poi così tanto alto, ma spesso non è proporzionato a quello che si vede. Ma la cosa bella è che molte delle parti turistiche sono semplicemente le strade attraversate, i ristoranti dove ci si ferma a mangiare o i motel dove ci si ferma a dormire.

Per potere godere questo tipo di vacanza dovete essere pronti a vedere cose pacchiane, kitsch, mezze abbandonate o appena rinnovate. Portate tanto spirito d’avventura e voglia di fare nuove esperienze, ed iniziate la vostra personale esperienza sulla Strada Madre. Infine, non temete di fare domande, non temete di entrare in bar, ristoranti o anche solo cancelli con scritto “welcome”.

Chiudo col consueto romando all’indice generale del viaggio.

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Un pensiero su “Route 66

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