Reidratarsi a Singapore

Descrivere il clima di Singapore è un po’ difficile per chi non l’ha mai provato. Si può iniziare immaginando una giornata estiva molto calda, una giornata senza vento, in cui l’umidità è così alta da ammorbidire i fogli lasciati su un tavolo. Ecco, questo è il clima di tutti i giorni.

È quindi facile immaginare come il caldo qua sia più che palpabile: si riesce anche a vedere, ad esempio osservando le finestre dei locali climatizzati che presentano la condensa sull’esterno, o le copiose goccioline d’acqua che si formano sui bicchieri che contengono bibite ghiacciate.

In un clima del genere è facile immaginare quanto si possa sudare: non c’è ombra o maglietta leggera che tenga, non c’è frescura della sera per mettersi al riparo; qui si suda e basta. È quindi fondamentale reintrodurre in qualche modo tutti i liquidi persi e, a differenza di quanto possa dire la cultura popolare, l’acqua in questi casi non è la cosa più dissetante.

I motivi sono tanti: portarsi dietro una bottiglietta d’acqua durante un’escursione pomeridiana vuol dire trovarsi a sorseggiare una cosa poco più fresca di un the caldo a fine passeggiata, mentre prendendo una bottiglietta fredda ad un negozio la tentazione di berla tutta d’un fiato è troppo forte e questo porta facilmente ad una congestione. Infine, per concludere, l’acqua non è abbastanza ricca di sali minerali per compensare quelli persi.

Qui a Singapore hanno quindi elaborato due soluzioni fantastiche: succhi di frutta e bubble tea.

I primi, a dispetto del nome, sono in realtà dei frullati di frutta: prendono una manciata di ghiaccio, un po’ di frutta, una bella passata al frullatore e sono serviti ghiacciati. Si bevono che è una meraviglia, ed il fatto che rimangono leggermente densi, perché a parte il ghiaccio il resto è tutta e solo frutta, aiuta a prenderli sorso per sorso senza esagerare. I gusti vanno dalla classica mela verde, anguria o melone, alla frutta esotica più strana tipo lo starfruit.

I bubble tea sono invece una cosa totalmente diversa: di base sono dei the, arricchiti con un po’ di latte in polvere, ma con una serie di palline gelatinose dentro che li rendono veramente strani. Si bevono con cannucce dal diametro abbastanza ampio da permettere il passaggio delle palline (chiamate perle) che secondo wikipedia sarebbero fatte di amido.

Ora, non mi voglio fermare a descrivere oltre i bubble tea, ci hanno pensato già i miei amici con un dettagliato articolo. Ci tengo giusto a soffermarmi sulla stragrande varietà di scelta: a parte i diversi tipi di the con cui possono essere fatti, ci sono tutti quelli aromatizzati con frutta, quelli a base di caffè o succhi di frutta e le varie varianti con perle più o meno grandi, con gelatina aggiuntiva con o senza latte. A prenderne uno al giorno due mesi non basterebbero per assaggiarli tutti.

Quello che però voglio provare a fare è fissare il gusto che si prova, in modo da potermelo ricordare quando non li avrò più a disposizione. Immaginiamo quindi la giornata calda descritta ad inizio articolo, un caldo opprimente che ha accompagnato per tutto il tempo, meglio se alla fine di una lunga passeggiata e magari trai boschi dove l’umidità è ancora più alta. A questo punto la pelle è madida di sudore, l’affanno è alto ed il fiato non più troppo abbondante. La stanchezza e la sete avanzano di pari passo. Si cerca quindi uno dei tanti negozietti che vendono bubble tea e si inizia a studiare il tabellone dei nomi. Un’operazione tanto interessante quanto improduttiva visto che di parte dei nomi non conosco la traduzione e della quasi totalità di quelli rimanenti non conosco il sapore associato. Quindi alla fine la mia scelta rimane più o meno casuale, affidandosi all’aiuto della fortuna che dovrebbe aiutare gli audaci, cercando giusto tra quelli dal nome più facilmente pronunciabile e contenenti almeno un ingrediente conosciuto. Il bicchiere a questo punto viene servito sigillato e con un sacchetto su misura per poterlo portare in giro. Si inizia quindi a pregustare la freschezza vedendo l’acqua che si condensa già sulle pareti esterne del bicchiere, si dà una bella scossa al tutto per rimescolare bene il contenuto per infine prendere la cannuccia formato XXL e con un colpo secco bucare la plastica protettiva. È arrivato quindi il momento di iniziare a gustare il contenuto: i sorsi belli freschi sono intervallati dalle perle gelatinose che arrivano a tratti in bocca, e quindi arriva il momento mi masticare. La sensazione delle perle sul palato è strana: non sono morbide come la gelatina normale, sono sicuramente molto lisce e leggermente gommose, ma si spaccano molto facilmente. Si avvicinano un po’ a molte caramelle gommose per consistenza, con la differenza che sono molto più fresche. Il sapore invece è difficile descriverlo, e comunque dipende principalmente dal bubble tea scelto. Quindi il processo continua, tra il sorseggiare ed il masticare, finché non finisce la parte liquida. Se si è fortunati a questo punto sono finite anche le perle, altrimenti è d’obbligo iniziare la caccia rincorrendo con la cannuccia le ultime sferette che si nascono dietro i grossi cubetti di ghiaccio.

Per concludere non posso evitare di dire che qua si beve anche direttamente il latte di cocco… ma questa, è una storia che lascio raccontare ad alltri.

 

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