Pebble classic, la recensione

Il Pebble alla prima accensione

Il Pebble alla prima accensione

Ogni tanto capita di comprare qualcosa giusto per lo sfizio di farlo. Nel mio caso, solitamente, ripiego su oggetti tecnologici per questo tipo di acquisti. È così che qualche mese fa mi sono trovato a ragionare l’acquisto di uno smartwatch, giusto per provare un gadget nuovo.

Cercando uno smartwatch avevo principalmente due requisiti in mente: economicità e durata della batteria. È così che mi sono trovato a comprare un Pebble classic, che ora mi approccio a recensire.

Prezzo

Facendo una veloce ricerca su internet si vede che gli smartwatch vanno da poco più di 30€ a prezzi folli. Il problema di quelli più economici è che non offrono una reale piattaforma di sviluppo: sono per lo più orologi che si collegano bluetooth al celluare e permettono di vedere qualche notifica o vibrano in caso di chiamate, ma non c’è solitamente la possibilità di installare programmi o personalizzarli più di tanto. Il problema di quelli costosi è che bisogna essere veramente ricchi o veramente stupidi (o forse entrambi) per spendere anche dieci mila euro per un orologio che sarà obsoleto dopo poco più di un paio d’anni (qualcuno ha detto apple watch d’oro?). La fascia interessante è tra i 100 e i 200 €, dove si collocano prodotti dalle prestazioni ragionevoli ad un prezzo abbastanza sensato, fino a salire verso i 300 per chi proprio vuole spendere di più.

Il Pebble si colloca nella fascia bassa di prezzo. Il modello che ho comprato, il classic di prima generazione, l’ho pagato poco meno di 90$. Adesso che altri modelli sono usciti si trova anche un po’ a meno. Personalmente, mi ero imposto la soglia di 100$ per sperimentare un gadget di questo tipo.

Durata della batteria

Poca batteria, il pebble comunque funziona ancora per almeno mezza giornata

Poca batteria, il pebble comunque funziona ancora per almeno mezza giornata

Questo è solitamente il punto dolente di tutte le nuove diavolerie tecnologiche. La maggior parte degli smartwatch dura una giornata. Alcuni, a seconda dell’uso, possono fare fatica ad arrivare a sera. Sinceramente, comprare un orologio che non è in grado di dirmi l’ora la sera che faccio tardi mi sembra un’idiozia. Ma devo dire che la serie Pebble vince a mani basse. Grazie al display e-paper il consumo di energia è ridotto veramente al lumicino e la durata della batteria si misura in giorni.

Quanto esattamente possa durare la batteria dipende dall’utilizzo. Il tipo di display usato consuma picchi di corrente quando si deve aggiornare, ma fintanto che l’immagine è statica il consumo è praticamente nullo. Questo vuol dire che tenere un orologio analogico con la lancetta dei secondi che gira consumerà più batteria che un orologio digitale con solo ore e minuti. Poi ovviamente va considerato il numero di notifiche: più ne arrivano, più il display cambia, più l’orologio vibra e meno la batteria dura. La mia esperienza personale però dice che, usando un orologio senza secondi, riesco a fare 4 o 5 giorni sempre acceso o una settimana circa spegnendolo la notte. Anche se con l’ultimo aggiornamento hanno introdotto una nuova modalità per cui, quando l’orologio nota di non essere al polso, i consumi si riducono migliorando ulteriormente la durata della batteria.

L’altra cosa interessante è che, una volta che la batteria è completamente a terra, il Pebble continua comunque a funzionare da orologio normale per svariate ore. Non so di preciso quanto questa modalità d’emergenza possa durare, ma le poche volte che mi si è attivata è avvenuto di pomeriggio ed ho fatto in tempo ad arrivare a sera per ricaricarlo.

Applicazioni

Il Pebble vanta una discreta comunità, per cui è facile trovare applicazioni da installare. Non posso fare il confronto con i concorrenti (Apple watch e Android wear) perché non ne possiedo. Immagino che la scelta del Pebble sia ridotta per lo più per due motivi: hardware meno potente della concorrenza e niente touchscreen. Esatto, il Pebble si comanda con dei pulsanti vecchio stile.

La prima versione del firmware permetteva l’utilizzo di solo 4 applicazioni in contemporanea, dopodiché bisognava aprire l’app sul cellulare e scaricarne qualcuna prima di poterne caricare altre. Al momento in cui l’ho comprato era già disponibile l’aggiornamento che innalzava questo limite a 8. Da dicembre 2015 questo limite è sparito: l’orologio mantiene più applicazioni possibili in memoria, quando non ce la fa scarica quelle meno usate e poi, all’occorrenza, le ricarica in automatico dal cellulare.

Il limite delle 8 applicazioni effettivamente era un po’ stretto, anche perché ogni diverso tema dell’orologio occupava il posto di un’app. Inoltre il vecchio firmware non aveva un’integrazione col calendario, il che richiedeva un’app apposita. Il nuovo software ha fatto veramente un bel lavoro aggiungendo l’integrazione del calendario e l’installazione delle app al volo.

L’hardware

Un confronto tra il display sempre attivo del pebble ed il cellulare alla massima luminosità, a sinistra al sole diretto ed a destra all'ombra

Un confronto tra il display sempre attivo del pebble ed il cellulare alla massima luminosità, a sinistra al sole diretto ed a destra all’ombra

Il Pebble classic ha un hardware abbastanza base: processore e memoria sono a sufficienza per le applicazioni che ci girano. La vittoria è sul display e-paper, che è sempre attivo. Gli altri smartwatch sono costretti a spegnere il display per potere limitare il consumo di batteria ed arrivare a fine giornata; il che vuol dire che per leggere l’ora bisogna riattivarli in qualche modo, generalmente premendo un pulsante o scuotendoli. La serie Pebble invece mostra sempre orgogliosamente l’ora, il pulsante o lo scuotimento servono per attivare la retroilluminazione, utile al buio quasi completo ma totalmente inutile di giorno; tanto è vero che un sensore ne impedisce l’accensione in caso di luce ambientale. Il lato negativo è che il Pebble classic ha un display monocromatico. I modelli nuovi sono a colori, ma possono mostrare comunque una gamma decisamente ridotta.

Per il resto il Pebble è decisamente scarno.

Come già detto non ha touchscreen. L’input viene fornito tramite quattro pulsanti. I tre sul lato destro servono per salire o scendere nei menu e selezionare la voce corrente. Quello sinistro per tornare indietro o attivare l’illuminazione.

C’è anche un accelerometro, usato principalmente per attivare la retroilluminazione. Le app possono comunque usarlo per altri scopi, che solitamente sono per implementare contapassi o semplici giochini.

I modelli nuovi hanno introdotto anche un microfono per dettare comandi al cellulare, un supporto migliore al fitness tracking e dei contatti extra che permettono a cinturini smart di espanderne le potenzialità, aggiungendo ad esempio sensori.

Cosa utile, il Pebble è impermeabile fino a 5 atmosfere. Non ci sono mai andato a nuotare, e credo che non lo farò mai, ma il potersi lavare le mani senza preoccupazioni non è un punto da sottovalutare.

I cavi per la ricarica sono proprietari, ma si possono comprare facilmente anche se ad un prezzo di poco più alto dei normali cavi USB. L’aggancio è magnetico, ma diverso tra le due generazioni.

Un dettaglio, non tecnico ma piacevole, è che i cinturini sono standard (fatta un po’ eccezione del Pebble steel), per cui è facile trovarne di carini a prezzi veramente stracciati. Cosa non da sottovalutare considerando che il modello base ha un cinturino di silicone non molto confortevole al tatto.

So che la concorrenza offre modelli decisamente più potenti, alcuni che ad esempio possono collegarsi a reti wireless senza bisogno del cellulare, altri che hanno una memoria interna abbastanza grande da potere essere usati come lettori musicali appaiandoli con degli auricolari bluetooth. Il Pebble non fa nulla di tutto questo.

Utilizzo

Ora si arriva alla parte che solitamente lascia più perplessi: ok il prezzo, la batteria, le applicazioni e tutto il resto. Ma quanto in realtà serve uno smartwatch?

Devo dire che l’ho scoperto più utile di quel che potessi immaginare, ma non tanto per le applicazioni, quanto per quello che è: un secondo display del cellulare sempre a portata di mano. Oramai il cellulare è sempre collegato ad internet, quindi non sono più solo telefonate o SMS ad arrivare, ma anche email, notifiche di facebook, messaggi dai vari social o chat. La naturale soluzione è di arrivare ad uno dei due estremi: controllare il cellulare ogni volta che suona, o di iniziare ad ignorarlo sempre.

Con uno smartwatch si ha un’anteprima della notifica appena arriva, il che permette di capirne subito l’importanza e decidere se vale la pena di prendere il cellulare per rispondere oppure ignorarla in attesa di un momento più tranquillo.

Inoltre, per chi come me tendenzialmente ignora il cellulare, diventa difficile perdere le chiamate. La mia abitudine è di tenere la suoneria bassa per non disturbare. Ma la totale mancanza di memoria di alzarla nei luoghi rumorosi, mi ha fatto perdere molte chiamate e rispondere con estremo ritardo a svariati messaggi. In questi casi invece lo smartwatch vibra, non accorgersene è impossibile. Diventa quindi possibile lasciare il cellulare sempre silenzioso e vivere un rapporto molto più discreto con la tecnologia.

Per il resto queste sono le poche le app che uso regolarmente:

  • Timely, un tema di orologio digitale che include un piccolo calendario, la batteria residua ed avvisa quando viene perso il segnale del cellulare;
  • Timer+, un comodo cronometro e conto alla rovescia, utile quando si cucina o per ricordarsi quando finisce il bucato;
  • TipCalc, per calcolare quanto lasciare di mancia, utile per chi vive in America e non vuole cimentarsi in troppa matematica mentale alla fine di una cena;
  • Dashboard, permette di controllare il cellulare attivando disattivando suoneria, wireless, bluetooth o facendolo suonare nel caso lo si sia perso per casa.

La famiglia Pebble

Il Pebble classic ha l'aspetto un po' massiccio, ma veste bene su un polso medio.

Il Pebble classic ha l’aspetto un po’ massiccio, ma veste bene su un polso medio.

Attualmente la famiglia Pebble conta cinque orologi. In ordine di prezzo:

  1. Classic;
  2. Steel;
  3. Time;
  4. Time round;
  5. Time steel.

I primi due montano lo stesso hardware, la differenza è che il primo è in plastica mentre il secondo in metallo. Sinceramente tra i due preferisco il Classic perché lo trovo dalla linea un po’ più aggraziata: la plastica permette di smussare un po’ meglio gli angoli, cosa che la versione metallica invece mantiene decisamente squadrati. Ma questa è questione di gusti personali.

Gli ultimi tre fanno parte della seconda generazione, quella con il display a colori. Time e Time steel sono praticamente uguali se non fosse che il primo è in plastica mentre il secondo in metallo. Entrambi hanno il display della stessa dimensione del classic, ma la cornice un po’ più piccola. Il Time round invece ha una linea più snella, un cinturino molto più stretto ed il display rotondo.

Il Time round non mi piace, sinceramente non capisco la logica di voler fare gli smartwatch rotondi. Gli orologi nascevano di questa forma perché era quella più naturale quando l’ora veniva segnata da lancette. Ma ora che le lancette non ci sono più, e che l’obiettivo dell’orologio è diventato mostrare del testo, la forma più sensata è squadrata per poter usare gli angoli che altrimenti vengono persi. Avete mai scritto su un foglio rotondo? Il Time round ha però il vantaggio di essere più piccino, potrebbe quindi vestire meglio chi ha un polso piccolo. Mentre non giustifico il prezzo del Time steel, la scocca di metallo e un po’ più di batteria in più non mi pare giustifichino un prezzo quasi doppio rispetto al Time base.

La garanzia

I problemi col display

I problemi col display

Proprio di recente ho avuto un problema: casualmente e senza logica apparente il display appariva come se qualcuno avesse rimescolato in malo modo le righe. A quanto pare è un problema noto dovuto a dei contatti non troppo saldi, che può essere risolto semplicemente aprendolo ad aggiungendo un piccolo spessore che faccia pressione sui contatti incriminati. Questa operazione però invalida la garanzia, ho quindi preferito contattare il supporto ufficiale e vedere la loro risposta.

Devo dire che il supporto mi ha sorpreso per l’efficienza: ho mandato un’email spiegando il problema di domenica, il lunedì avevo la risposta che il sostituto era stato spedito e l’etichetta prepagata per il ritorno del modello difettoso pronta. Complice anche l’efficienza delle poste americane, ho ricevuto il sostituto di giovedì e rispedito il modello difettoso il giorno seguente, non avendo nemmeno un giorno di disservizio (a parte ovviamente i momentanei glitch).

Ovviamente non so dire se l’assistenza europea sia altrettanto efficiente, ma posso sperarlo.

Concludendo

Devo ammettere che ho scoperto lo smartwatch un accessorio decisamente più utile di quel che pensassi. Mi sono anche riabituato molto in fretta a portare un orologio al polso, cosa che non facevo ormai da anni. Quindi direi che sì, il Pebble vale il suo prezzo e lo consiglio.

Ammetto che dopo questa esperienza mi comprerei volentieri il Pebble Time. Ad un costo leggermente superiore si ha un display a colori, una linea, a mio parere, più piacevole alla vista e quel paio di funzionalità aggiuntive che magari non saranno molto usate ma fa sempre comodo avere.

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