Vertigini

In questo momento mi trovo a Singapore, il mio orologio da polso segna le 8 meno un quarto, il cellulare che si è aggiornato dal solo sul nuovo fuso segna le due meno un quarto (di notte), quello biologico è talmente fuori fase che sa solo di non avere sonno. Come sia possibile non so visto che la notte l’ho passata in aereo e sarò riuscito a dormire un massimo di 5 ore a più riprese. La cosa strana, è che nonostante tutte queste premesse, il pensiero che mi viene in mente da scrivere riguarda non il viaggio, non l’aereo, non il deserto visto in volo a Dubai né la prima impressione di Singapore. In questa “notte” di insonnia voglio parlare di vertigini, quella che comunemente consideriamo la paura dell’altezza.

Ricordo che da piccolo avevo il terrore dei posti alti, appoggiarmi alla balaustra di un balcone mi era quasi impossibile. La classica fobia, una paura irrazionale ed esagerata. Poi piano piano sono riuscito a combatterla, a domarla, a controllarla. Ora la paura rimane, ma sono cosciente di lei, so gestirla e so contenerla. Mi piace andare sulle montagne russe e passeggio sulle grate guardando attentamente il fondo. La brutta sensazione di vuoto rimane, ma il sapere di non esserne più schiavo è un forte incentivo a continuare a combatterla e sfidarla.

Ma come mai questa voglia di parlare di vertigini? Il motivo è presto detto, non troppi giorni fa mi sono imbattuto per caso in una citazione che diceva più o meno “Non è l’altezza a spaventarti, ma la paura di cadere“. Vero, una bella frase. Effettivamente nelle mie paure da bambino non era l’altezza il pericolo, ma i mille modi diversi con cui riuscivo ad immaginarmi sfracellato a terra.

Ma quindi perché non estendere questo concetto a qualcosa di più ampio? Così mi sono reso conto che ieri non era il viaggio a Singapore a mettermi ansia, questa è semplicemente l’altezza; l’ansia arriva dalla paura di non farcela, dalla caduta che posso fare arrivato a questo punto.

E così la si prova a domare; al momento l’ansia è sparita, tornerà domani? Tornerà col primo giorno di lavoro? Tornerà con la prima scadenza importante? Questo non so, non lo riesco a prevedere. Certo che scoprendo le cause di una paura diventa più semplice gestirla. E quindi in questa situazione mi viene in mente un’altra frase riferita alle cadute: “Non è la caduta che ti uccide, ma la brusca frenata“.

Di conseguenza provo a tirare fuori il meglio dai due pensieri: sono arrivato a questa altezza, tanto vale godersi il momento. E se poi capiterà di cadere, perché preoccuparsi fissando il terreno che si avvicina tanto veloce quanto inevitabile? Meglio godersi gli ultimi scorci di panorama ed essere felici per la vetta che si è raggiunta.

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